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Certo, siamo eruditi che il " dolore è il tornio di Dio".

 



ΙΧΘΥΣ (ichthys che letteralmente significa “pesce” in greco) è un acronimo formato con le iniziali della frase greca: “Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore”.

*

Nelle more degli anni, dei mesi, dei giorni della vita, il dolore o un dolore si può viverlo a diverse sfaccettature della nostra sensibiltà.
Conosco molti modi o tecniche che elaborano un "antisistema" per portare il fisico ad una stabile normalità.

Viviamo in una epoca straordinaria la coscienza può essere modellata con più facilità del passato, "divorando" un inconscio che ancora si annida, anche se spesso cerca vie di uscita dal sonno astrale, " chi dorme non prende pesce", e il "Pesce" o ichthys deve essere sempre fresco nel proprio cuore una metamorfosi continua di aggiornamento, di sempre più grande Amore

La "prassi" come conseguenza di una profonda e intima comprensione, ci fa credere che ogni cosa si manifesta in noi è ciò che ci occorre, anche e saprattutto come attuazione del contratto "firmato" prima di essere nati, e che con coscienza comprendiamo, è il nostro necessario e amabile lavoro.

La comprensione del caso, cioè di noi stessi ci porta ad accettare qualunque stradegia a noi riservata, senza chiedere miracoli o scorciatoie, si accetta con gioia come una cosa amica da conoscere per superarla, è la sua natura.

Certo siamo anche consapevoli che prima o poi i "guai" finiranno, non si è eroi ma soggetti consapevoli delle nostre cose da fare.

Quando questo succede, e con coscienza si accetta il "problema" del momento , si deve osservare la massima attenzione, perchè si possono vivere picchi di felicità mai conosciuti, ci si può anche perdere, ma è questo che ci conforta nel profondo dell'anima, come una cosa giusta e accettata dal pofrondo del cuore.

Auguri.

Giorgio Paggi  

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